Una tempesta nordamericana

Quando, attorno alle undici di venerdì sera, i primi piccoli fiocchi di neve cominciano a sfumare l’orizzonte dell’East Village, a Manhattan, in pochi sanno come chiamare la tempesta che sta arrivando. Però tutti ne hanno sentito parlare per giorni, sanno che probabilmente ci sarà da rivedere i piani per il weekend e converrà fare provviste. […]

Continua a leggere "Una tempesta nordamericana"

In America si mangia male

Ci sono misteri sui quali è meglio non indagare. Uno di questi è il delicato equilibrio tra disgusto e fascinazione che gli italiani riservano al cibo da catena. Disgusto quando si tratta di consumarlo in Patria, dove resiste l’orgogliosa bandiera di una delle migliori cucine del mondo e sicuramente la più ricca. Fascinazione all’estero, dove, […]

Continua a leggere "In America si mangia male"

Storie di sante

Le mie finestre guardano un cortile sempre quieto, lontano da Manhattan e abbastanza appartato rispetto al chiasso delle grandi strade di Brooklyn. Ma la mia immaginazione si affaccia su una città che non esiste più. Ha smesso di esistere vent’anni fa, per lasciare spazio a un posto più educato. Gentile, che sa trattare con i […]

Continua a leggere "Storie di sante"

Il re dell’indie

Il minaccioso fiume di taxi che intasa le strade, da Nord a Sud e viceversa. L’innata scortesia dei suoi abitanti. Il fumo che sale dai tombini. I bagel, il cheesecake, gli hot dog, il pastrami e la pizza unta. I predicatori solitari, gli ebrei Haredim e Hassidim, gli Hare Krishna e tutti i pazzi che […]

Continua a leggere "Il re dell’indie"

L’ultimo editore romantico

Ventidue premi Pulitzer, tra i quali: John Berryman, Bernard Malamud, Michael Cunningham, John McPhee, Jeffrey Eugenides e Marilynne Robinson. Venticinque premi Nobel, tra i quali: Knut Hamsun, T.S. Elliot, Isaac Bashevis Singer e William Golding. Ventitré National Book Award , tra i quali: Jonathan Franzen, Tom Wolfe e Robert Lowell. Sono le placche e i […]

Continua a leggere "L’ultimo editore romantico"

Democrazia della marijuana

Il nome sulla rubrica dell’iPhone di Elaine è Guy. Come “tizio” o come nome proprio abbastanza generico da non attirare l’attenzione scorrendo verso il basso. Risponde sempre nello stesso modo: «Come va?», e fa molta attenzione a non ripetere l’indirizzo. Di solito taglia corto, dice: «Posso essere lì in un quarto d’ora, venti minuti, mezz’ora […]

Continua a leggere "Democrazia della marijuana"