Storie di sante

Le mie finestre guardano un cortile sempre quieto, lontano da Manhattan e abbastanza appartato rispetto al chiasso delle grandi strade di Brooklyn. Ma la mia immaginazione si affaccia su una città che non esiste più. Ha smesso di esistere vent’anni fa, per lasciare spazio a un posto più educato. Gentile, che sa trattare con i turisti tanto quanto con i suoi abitanti. Qualcosa ancora sopravvive, ma si limita a pochi gesti inconsueti, dettagli che un occhio poco allenato non coglie. Qualche ratto nella metropolitana, uno scarafaggio che esiste solo se si abbassa lo sguardo e potrebbe decidere o meno di passarvi sopra le scarpe, il buio di certi angoli e la luce amara di certi lampioni. In qualche quartiere che non ha perso completamente la ruvidezza, quando si va a sbattere contro un passante è costume non fermarsi e non chiedere scusa. «Excuse you», si dice. You, come se fosse più importante stabilire la colpa che ammettere la debolezza. A parte questo, nient’altro.

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