Il re dell’indie

Il minaccioso fiume di taxi che intasa le strade, da Nord a Sud e viceversa. L’innata scortesia dei suoi abitanti. Il fumo che sale dai tombini. I bagel, il cheesecake, gli hot dog, il pastrami e la pizza unta. I predicatori solitari, gli ebrei Haredim e Hassidim, gli Hare Krishna e tutti i pazzi che parlano da soli in metropolitana. La metropolitana, naturalmente. Le brownstone di Brooklyn Heights e le scale antincendio di Hell’s Kitchen. Lo Yankee Stadium. L’idea del Bronx e quella più sfocata di Harlem. I camion delle consegne, le panchine di Central Park, i topi sulle rotaie e quelli vicino ai cassonetti, gli scoiattoli di Prospect Park. Chinatown, tutti i posti dove si mangia qualcosa che come si trova qui non si trova da nessun’altra parte. I ponti, l’odio verso il New Jersey, la neve d’inverno e la canicola di luglio, il mese di ottobre, Natale sulla Quinta Avenue, i ricchi del Village, i poveri che dormono a Grand Central. I pompieri e i poliziotti. Queste immagini, prese da sole e fuori contesto, proiettate su uno sfondo completamente bianco, sono comunque in grado di restituire l’idea di New York a chi non ci è mai stato. Ma c’è una cosa che più di tutte isola il concetto e lo rende evidente a un livello superiore, inconscio, nevralgico: Steve Buscemi.

[Continua a leggere su Linkiesta]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...