Sulla boxe e l’ossessione per la scrittura

Ho sentito Joyce Carol Oates parlare della boxe a partire dalla visione di Toro scatenato. «È qualcosa di appassionante», diceva. «Un esercizio completo, non animalesco, malgrado quello che può sembrare. È una forma d’arte che per uno strano scherzo del caso si esplicita in un combattimento». Lei è longilinea, delicata, fragile. Mi ha dato l’idea di essere la persona meno indicata ad appassionarsi a uno sport tanto prepotente e sudato. Equilibrato, è vero, armonico, elegante, ma anche primitivo. Occorre una certa predisposizione al contatto per capire la boxe, pensavo mentre Oates indicava la posizione sbagliata e grottesca dello Sugar Ray Robinson di Scorsese sullo schermo alle sue spalle. Bisogna immedesimarsi in quello che si vede, e quello che succede sul ring non è certo facile per una signora. Così, qualche ora dopo, quando me l’hanno presentata e cercavo freneticamente qualcosa da dirle per non lasciarmi sfuggire il momento, le ho chiesto: «Perché la boxe?». «Perché no?», mi ha risposto. «Perché il baseball? Perché il football? Il pugilato incarna un controllo che difficilmente si trova in altri sport, ricorda la solitudine della scrittura». Allora mi è sembrato di capire qualcosa.

[Continua a leggere su L’Espresso]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...