La società della violenza verbale

I tavolini dei Comedy Club sono sempre sorprendentemente vicini al palco. William Stephenson sta crivellando di colpi il tipo accanto a me, da una distanza immorale e fissandolo dritto negli occhi. Anche se probabilmente con uno dei piccoli riflettori puntato in faccia non vede nulla. « F-a-double g-o-t», scandisce con precisione sadica. «What you, a fuckin’ serial killer?», e la saletta buia e stretta si apre in una risata gracchiante e rauca, incontenibile. Il tipo è da qualche parte tra l’euforia e il furore. Quello che lo trattiene dall’alzarsi in piedi, prendere Stephenson per il collo e attaccarlo al muro di mattoni dietro di lui è il rapporto che hanno. Uno tiene il microfono e l’altro lo sta a sentire, uno ha pagato per essere lì, l’altro a fine serata intascherà un assegno. Tutto qui, niente di più semplice: un paio di convenzioni sociali pratiche fanno sì che l’uno possa abusare dell’altro a suo piacimento per circa un quarto d’ora senza che sostanzialmente succeda niente di rilevante.

Stephenson è l’Mc della serata e prima che cominci il line-up, ovvero che i comici comincino a succedersi sul palchetto, ha qualche raccomandazione da fare: «Questa gente scherza», dice. «Li sentirete dire un sacco di parolacce, se la prenderanno con tutto quello che avete di più caro: la vostra religione, il vostro aspetto fisico, il vostro orientamento sessuale. Ma siamo qui apposta, per cui cercate di essere aperti e di non rompere i coglioni». McDougal St è punteggiata di Comedy Club e ogni locale ha la sua insegna, il suo bagarino e la sua hall of fame. Le foto sono più o meno sempre le stesse, perché tutti prima o poi sono passati per uno di questi posti: Robin Williams, Jerry Seinfeld, George Carlin, Eddie Murphy, Whoopi Goldberg. Tutti hanno il microfono in mano e si rivolgono a un pubblico abbastanza vicino da sentirli respirare, che una volta o l’altra è stato offeso dalle loro battute ma che per la maggior parte del tempo ha riso con loro. Quello che passa nelle loro voci è il sadismo di chi sa di tenere la gente in punta di lancia, può farla scivolare lentamente verso l’impugnatura e accelerare quando sembra che la stia perdendo. Ironia, autoironia, vanità, importa poco. Le regole dei Comedy Club sono che tutto è concesso e che la violenza verbale è ammessa, anzi consigliata, in ogni momento della serata, purché provenga da una sola parte del locale.

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