Dall’alto dei nostri scaffali

Alla foce ci sono i lettori, alla sorgente gli scrittori. Ma tra gli uni e gli altri ci passa una catena lunghissima di competenze e professionalità, che determina la cura con la quale non solo sono confezionati e promossi, ma i libri vengono venduti. Passano di mano in mano, di bocca in bocca, di parere in parere. È una fase delicata, quella della vendita, che non può essere abbandonata al caso o alla fragilità di uno scaffale. All’ordine alfabetico, al colore della costa, al titolo, che se per leggerlo bisogna piegare la testa di lato il libro perde qualcosa.

I librai sono l’ultimo gradino prima del plateau che porta un libro a essere amato o odiato. Prima che prenda la sua strada e vada da solo a dimostrare di essere una lettura valida. I librai sono l’ultimo parere, quello fondamentale. Il loro sguardo quando gli porgete il volume che avete scelto tra centinaia di altri è determinante, perché poi non ce ne sarà un altro se non il vostro e nel momento che lo sposterete il libro sarà condannato. Dimenticato, finito, morto. I librai sono sordi alle critiche e alle dicerie o perlomeno dovrebbero esserlo, perché rappresentano la giuria popolare. L’arbitrio dei lettori passa dalle loro mani. A seconda di come decidono di esporre un titolo, dell’autore che decidono di invitare, della rotazione che decidono di dare alla vetrina, fanno il bene e il male della merce che trattano. Sottovalutarli non è un peccato, ma un crimine.

Carson Moss fa il manager a Strand da dodici anni, ma ne dimostra meno per essere la persona che ha la responsabilità di scegliere i titoli per la seconda libreria indipendente degli Stati Uniti. Union Square, nel cuore di Manhattan, non troppo lontana da Central Park e decisamente molto vicina alla NYU. Centocinquanta dipendenti per tre sedi e un banchetto su Park Avenue per vendere libri soprattutto usati, ma anche nuovi e rari, a un numero difficilmente quantificabile di clienti al giorno. «Stiamo cercando un modo per contarli — mi dice con un sorriso aperto — ma ancora non ci siamo riusciti. Abbiamo pensato di mettere qualcuno con un clicker all’ingresso, ma non sembra molto pratico. Ora dobbiamo installare le nuove camere di sicurezza e la ditta che se ne occupa fa anche sistemi di monitoraggio. Magari tra un mesetto saprò darti qualche numero». Ma non serve, in realtà. Per essere in piena crisi di settore la libreria è sempre piena — letteralmente, a qualsiasi ora del giorno. C’è gente che sfiora con lo sguardo gli scaffali colmi e altra che fruga tra le bancarelle di libri a pochi dollari appena fuori dalle vetrine. Fregandosene dell’aria pungente, cerca il suo affare.

(Continua a leggere su L’Espresso)

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